APPROVAZIONE DEFINITIVO DEL DDL. NUOVE OPPORTUNITÀ PER AZIENDE E LAVORATORI

Nuove norme sulla somministrazione di lavoro: opportunità e implicazioni per aziende e lavoratori
Con l’approvazione definitiva del DDL Lavoro collegato alla Legge di Bilancio 2025, il legislatore ha introdotto modifiche significative alla disciplina della somministrazione di lavoro, che riflettono un intento chiaro: favorire la flessibilità occupazionale e rispondere in modo più dinamico alle esigenze del mercato del lavoro. Ma quali saranno gli effetti concreti di queste novità e come potranno essere applicate.
Il provvedimento introduce deroghe e semplificazioni che impattano direttamente sulle modalità di utilizzo dei contratti di somministrazione a tempo determinato. Tra le più rilevanti:
• Esclusione dai limiti quantitativi: Non rientrano nel computo i lavoratori somministrati assunti a tempo indeterminato dall’agenzia, così come quelli con particolari caratteristiche o impiegati in specifiche esigenze aziendali (ad esempio attività stagionali, start-up, sostituzioni di personale assente).
• Flessibilità nella formazione: L’uso congiunto o integrativo dei fondi bilaterali per i lavoratori somministrati (Forma.Temp) rappresenta un’opportunità per le agenzie e le imprese di investire in formazione continua e riqualificazione, rispondendo ai fabbisogni immediati del mercato e ai requisiti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
• Contratti senza causale per categorie svantaggiate: Per i lavoratori disoccupati da oltre sei mesi o in condizioni di svantaggio economico e sociale, il contratto a termine in somministrazione non richiederà più una causale, riducendo burocrazia e favorendo l’inclusione di queste categorie nel mercato del lavoro.

Le novità legislative potrebbero tradursi in vantaggi competitivi per le imprese:
1. Maggiore flessibilità organizzativa: Con l’eliminazione di alcuni limiti sui contratti a termine in somministrazione, le aziende potranno rispondere più agilmente alle fluttuazioni della domanda, gestendo meglio i picchi di lavoro o le sostituzioni temporanee.
2. Accesso facilitato a lavoratori qualificati: La possibilità di utilizzare fondi bilaterali in modo congiunto consente di investire in formazione e aggiornamento delle competenze, garantendo un rapido adattamento ai cambiamenti tecnologici e produttivi.
3. Riduzione delle rigidità burocratiche: La soppressione dell’obbligo di causale per alcune categorie di lavoratori semplifica la gestione amministrativa dei contratti, incentivando l’assunzione di soggetti svantaggiati.

Le modifiche normative mirano a creare opportunità di lavoro più ampie, soprattutto per le categorie più vulnerabili, ma pongono anche delle sfide. Se da un lato si amplia l’accesso a percorsi lavorativi per disoccupati di lungo periodo e over 50, dall’altro è cruciale che queste misure siano accompagnate da politiche di formazione efficaci per garantire l’effettiva valorizzazione delle competenze.
Affinché queste novità possano tradursi in benefici concreti, sarà fondamentale:
• Un’attenta pianificazione aziendale: Le imprese dovranno monitorare le opportunità offerte dai fondi bilaterali e sfruttare appieno la maggiore flessibilità normativa per sostenere i propri obiettivi produttivi.
• Un approccio integrato alla formazione: Le agenzie per il lavoro e le imprese utilizzatrici dovranno investire in percorsi di formazione personalizzati, volti a potenziare le competenze richieste nei settori in crescita.
• Collaborazione tra parti sociali: Il ruolo delle associazioni di categoria e dei sindacati sarà cruciale per garantire che le nuove norme siano applicate in modo equo, evitando eventuali abusi.
Il DDL Lavoro rappresenta un passo avanti verso una maggiore flessibilità e modernizzazione delle relazioni lavorative. Tuttavia, il successo di queste riforme dipenderà dall’impegno di tutti gli attori coinvolti nel garantire che le misure introdotte siano applicate in modo efficace e responsabile. Solo così sarà possibile realizzare un mercato del lavoro più inclusivo, dinamico e competitivo.

INSEGNARE NELLE SCUOLE DI PRIMO GRADO LA SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO. APPROVATO IL DDL

Approvato in questi giorni il Ddl che prevede l’insegnamento della sicurezza nei luoghi di lavoro nell’ambito dell’educazione civica nelle scuole di primo grado. Con 1000 morti nel 2023 e 72.610 malattie professionali riconosciute da Inail, il presidente della XI commissione della Camera e primo firmatario della proposta di Legge, ha sottolineato l’importanza della diffusione, anche attraverso le scuole, della cultura della prevenzione e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Dalla relazione annuale 2023, il 14 ottobre scorso, Inail ha presentato alla Camera i casi mortali denunciati oltre che alle malattie professionali. Anche se il trend è in calo, i numeri sono tutt’ora altissimi. Il 2023 si è chiuso con oltre 1000 vittime e 72.610 denunce di malattie professionali. L’idea che dal prossimo anno scolastico non si impari solo matematica, italiano, inglese o informatica, parte da l’On. Walter Rizzetto, Presidente della XI Commissione lavoro, che introduce l’insegnamento e il rispetto sulla sicurezza sui luoghi di lavoro ed i rischi che si incontrano se non si osservano certe norme. Era marzo quando la proposta di Legge del primo firmatario, l’On. Walter Rizzetto, introduceva la modifica alla L92/2019 prevedendo l’insegnamento delle conoscenze di base in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro nell’ambito dell’insegnamento dell’educazione civica e del Diritto del Lavoro nelle scuole, che prevede anche il riconoscimento della testimonianza degli infortunati sul lavoro, passava alla Camera dei Deputati.

Pochi giorni fa, dopo l’analisi al Senato, il Ddl è stato approvato. Ad annunciarlo, lo stesso Rizzetto, in occasione di un incontro istituzionale, dove ha dichiarato: “Mi fa molto piacere annunciare che il 18 ottobre è stata approvata la mia proposta di Legge per l’introduzione, dal prossimo anno scolastico, di lezioni curriculari dedicate alla sicurezza sul lavoro nelle scuole. Questo darà origine anche al coinvolgimento con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e le associazioni impegnate nella diffusione della cultura della prevenzione e della sicurezza nei luoghi di lavoro”. Nello specifico, sono gli articoli 2 e 3 quelli piu’ importanti e mirati cosi come l’art. 2 che introduce le conoscenze di base in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro nell’ambito delle linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole secondarie di primo grado,prevede la modifica dell’art. 3 comma 1 della L. 92/2019 laddove stabilisce “con riferimento esclusivo alle scuole secondarie di primo grado: conoscenze di base in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”. L’iniziativa viene garantita anche da un aumento di risorse per ciò che riguarda l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole secondarie di primo grado. Art. 3 che prevede un incremento delle risorse in materia di rafforzamento delle regole di sicurezza sul lavoro e di tutela contro gli infortuni.
“Agli oneri derivanti dall’articolo 2-bis, pari a 8 milioni di euro per l’anno 2024 e a 33,4 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2025”