LEGGE DI BILANCIO: AGEVOLAZIONI PER I DATORI DI LAVORO PER INCENTIVARE NUOVE ASSUNZIONI

La recente Legge di Bilancio introduce significative innovazioni nell’ambito delle agevolazioni per i datori di lavoro, rivedendo gli strumenti già esistenti e aggiungendo nuove iniziative per incentivare l’occupazione, in particolare nel Sud Italia. Tra i provvedimenti principali, spiccano la revisione della Decontribuzione per il Mezzogiorno e il rifinanziamento di agevolazioni previste dal Decreto Coesione. Tuttavia, l’operatività di molte di queste misure dipende dal via libera della Commissione Europea, essendo classificate come aiuti di Stato.
Decontribuzione Sud: Un Nuovo Approccio agli Sgravi
Per il quinquennio 2025-2029, è stata introdotta una nuova formula per ridurre i contributi previdenziali a carico delle imprese che assumono personale a tempo indeterminato in regioni del Sud come Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna. Questo intervento sostituisce il precedente schema stabilito nel 2021 e prevede riduzioni graduali nel corso degli anni:
• 2025: Sconto del 25% sui contributi previdenziali INPS, fino a un massimo di 145 euro al mese per lavoratore assunto entro il 31 dicembre 2024.
• 2026-2027: Riduzione del 20%, con un massimo di 125 euro mensili.
• 2028: Taglio del 20%, con un tetto massimo di 100 euro mensili.
• 2029: Riduzione del 15%, con un limite di 75 euro mensili.

Questa iniziativa è accessibile esclusivamente per i lavoratori già in forza a tempo indeterminato e non si applica ai premi e contributi INAIL. Inoltre, le grandi aziende con oltre 250 dipendenti potranno usufruire del beneficio solo se dimostreranno un incremento dell’occupazione stabile rispetto all’anno precedente.
Rafforzamento degli Incentivi del Decreto Coesione
La Legge di Bilancio ha anche stanziato risorse aggiuntive per potenziare alcuni incentivi già esistenti:

Agevolazioni nelle Zone Economiche Speciali: Riduzioni contributive fino a 650 euro al mese per 24 mesi per le assunzioni di lavoratori over 35 disoccupati da almeno 24 mesi, effettuate da piccole imprese con sede in ZES.
Un elemento chiave che accomuna queste misure è la necessità di ottenere l’autorizzazione dell’Unione Europea. Essendo considerate aiuti economici da parte dello Stato, queste agevolazioni devono rispettare le normative europee in materia di concorrenza. Questo processo di approvazione può comportare ritardi nell’applicazione concreta dei benefici, con potenziali ripercussioni sulle imprese che pianificano le proprie assunzioni in base a tali incentivi.
La collaborazione tra il governo italiano e l’Unione Europea sarà determinante per garantire tempi certi e l’effettiva fruibilità delle agevolazioni.
Sebbene le intenzioni del legislatore siano lodevoli, il meccanismo delle autorizzazioni europee evidenzia una criticità strutturale.

La necessità di ottenere il nulla osta dalla Commissione Europea, oltre a generare incertezze sui tempi di applicazione, potrebbe creare un disallineamento tra gli obiettivi politici italiani e le normative comunitarie. Questo ritardo, unito alla complessità burocratica, rischia di disincentivare le imprese dal pianificare nuove assunzioni basate su sgravi fiscali di cui non conoscono l’effettiva disponibilità.
Un ulteriore punto critico è rappresentato dall’entità limitata degli sgravi rispetto al costo reale del lavoro, specialmente considerando le riduzioni graduali previste fino al 2029. Tali misure, se non accompagnate da una strategia più ampia di sviluppo infrastrutturale e industriale, potrebbero non avere un impatto significativo sul mercato del lavoro nel Mezzogiorno.
La Manovra 2025 conferma l’impegno del governo nel sostenere l’occupazione, con particolare attenzione al Sud Italia. Tuttavia, l’effettiva attuazione di queste misure dipenderà dall’ok dell’UE, evidenziando come la politica nazionale e quella comunitaria siano strettamente interconnesse nel definire gli strumenti di sviluppo economico.

Incentivi per i Giovani: Riduzione totale dei contributi per 24 mesi per le assunzioni di persone under 35 nelle regioni del Sud, con un limite massimo di 650 euro al mese.

Sgravi per l’Occupazione Femminile: Riduzione dei contributi fino a 650 euro al mese per le assunzioni di donne disoccupate da almeno 6 mesi in aree economicamente svantaggiate, o da 24 mesi in altre zone.

CON IL NUOVO ANNO SEMPLIFICAZIONE DELLE SPESE SOSTENUTE DAI LAVORATORI AUTONOMI

Dal 1° gennaio 2025 entreranno in vigore importanti novità in materia di trattamento fiscale delle spese sostenute dai lavoratori autonomi per l’esecuzione di incarichi professionali. La riforma, introdotta dal D.Lgs. 13 dicembre 2024, n. 192, modifica l’art. 54 del TUIR con l’obiettivo di semplificare la gestione di tali spese e di ridurre il carico fiscale per i professionisti. Le nuove regole interessano tutte le persone fisiche e le associazioni professionali che producono redditi di lavoro autonomo derivanti dall’esercizio di arti e professioni.

Le spese per l’esecuzione degli incarichi professionali possono essere sostenute direttamente dal professionista o dal committente e la loro gestione fiscale varia a seconda delle modalità di addebito. Dal 2025 le somme percepite a titolo di rimborso delle spese sostenute dal lavoratore autonomo per l’esecuzione di un incarico e riaddebitate analiticamente al committente non concorrono più a formare il reddito del professionista. Parallelamente queste spese non saranno deducibili ai fini della determinazione del reddito di lavoro autonomo, salvo alcuni casi eccezionali quali il mancato rimborso dovuto a insolvenza del committente o prescrizione del credito. Si elimina inoltre la ritenuta d’acconto che fino al 31 dicembre 2024 veniva applicata sui rimborsi analitici.

Le spese sostenute direttamente dal committente per l’esecuzione dell’incarico non saranno considerate compensi in natura per il professionista e verranno dedotte dal committente secondo le regole ordinarie. Resta invece invariata la disciplina per le spese incluse nei compensi complessivi che continuano a concorrere alla formazione del reddito del professionista e a essere soggette ai limiti di deducibilità. Per esempio, le spese di vitto e alloggio sono deducibili solo al 75% e comunque non oltre il 2% dell’ammontare dei compensi percepiti nel periodo d’imposta.

Fino alla fine del 2024 si applica la disciplina transitoria che prevede che i rimborsi analitici delle spese concorrono alla formazione del reddito del professionista ma sono interamente deducibili. La nuova normativa rappresenta quindi un cambiamento significativo per i professionisti che riaddebitano analiticamente le spese ai propri committenti poiché, a fronte di una semplificazione e di un vantaggio fiscale dovuto all’eliminazione della ritenuta, si perde il beneficio della deducibilità di tali spese.

La convenienza delle nuove regole varia in base alle modalità operative del professionista. Ad esempio, chi riaddebita analiticamente le spese beneficia dell’eliminazione dell’imposizione fiscale su tali somme, ma perde la possibilità di dedurle dal reddito. Per contro, le spese sostenute direttamente dal committente non hanno alcun impatto fiscale per il lavoratore autonomo. Rimangono penalizzazioni fiscali per le spese incluse nei compensi complessivi, che continuano a essere limitate dal punto di vista della deducibilità.

In sintesi, la riforma introduce semplificazioni e vantaggi fiscali, ma anche nuovi vincoli che richiedono una pianificazione attenta. I professionisti dovranno valutare attentamente le modalità di gestione delle spese con i propri committenti per ottimizzare l’impatto fiscale e sfruttare al meglio i benefici della nuova normativa.

APPROVAZIONE DEFINITIVO DEL DDL. NUOVE OPPORTUNITÀ PER AZIENDE E LAVORATORI

Nuove norme sulla somministrazione di lavoro: opportunità e implicazioni per aziende e lavoratori
Con l’approvazione definitiva del DDL Lavoro collegato alla Legge di Bilancio 2025, il legislatore ha introdotto modifiche significative alla disciplina della somministrazione di lavoro, che riflettono un intento chiaro: favorire la flessibilità occupazionale e rispondere in modo più dinamico alle esigenze del mercato del lavoro. Ma quali saranno gli effetti concreti di queste novità e come potranno essere applicate.
Il provvedimento introduce deroghe e semplificazioni che impattano direttamente sulle modalità di utilizzo dei contratti di somministrazione a tempo determinato. Tra le più rilevanti:
• Esclusione dai limiti quantitativi: Non rientrano nel computo i lavoratori somministrati assunti a tempo indeterminato dall’agenzia, così come quelli con particolari caratteristiche o impiegati in specifiche esigenze aziendali (ad esempio attività stagionali, start-up, sostituzioni di personale assente).
• Flessibilità nella formazione: L’uso congiunto o integrativo dei fondi bilaterali per i lavoratori somministrati (Forma.Temp) rappresenta un’opportunità per le agenzie e le imprese di investire in formazione continua e riqualificazione, rispondendo ai fabbisogni immediati del mercato e ai requisiti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
• Contratti senza causale per categorie svantaggiate: Per i lavoratori disoccupati da oltre sei mesi o in condizioni di svantaggio economico e sociale, il contratto a termine in somministrazione non richiederà più una causale, riducendo burocrazia e favorendo l’inclusione di queste categorie nel mercato del lavoro.

Le novità legislative potrebbero tradursi in vantaggi competitivi per le imprese:
1. Maggiore flessibilità organizzativa: Con l’eliminazione di alcuni limiti sui contratti a termine in somministrazione, le aziende potranno rispondere più agilmente alle fluttuazioni della domanda, gestendo meglio i picchi di lavoro o le sostituzioni temporanee.
2. Accesso facilitato a lavoratori qualificati: La possibilità di utilizzare fondi bilaterali in modo congiunto consente di investire in formazione e aggiornamento delle competenze, garantendo un rapido adattamento ai cambiamenti tecnologici e produttivi.
3. Riduzione delle rigidità burocratiche: La soppressione dell’obbligo di causale per alcune categorie di lavoratori semplifica la gestione amministrativa dei contratti, incentivando l’assunzione di soggetti svantaggiati.

Le modifiche normative mirano a creare opportunità di lavoro più ampie, soprattutto per le categorie più vulnerabili, ma pongono anche delle sfide. Se da un lato si amplia l’accesso a percorsi lavorativi per disoccupati di lungo periodo e over 50, dall’altro è cruciale che queste misure siano accompagnate da politiche di formazione efficaci per garantire l’effettiva valorizzazione delle competenze.
Affinché queste novità possano tradursi in benefici concreti, sarà fondamentale:
• Un’attenta pianificazione aziendale: Le imprese dovranno monitorare le opportunità offerte dai fondi bilaterali e sfruttare appieno la maggiore flessibilità normativa per sostenere i propri obiettivi produttivi.
• Un approccio integrato alla formazione: Le agenzie per il lavoro e le imprese utilizzatrici dovranno investire in percorsi di formazione personalizzati, volti a potenziare le competenze richieste nei settori in crescita.
• Collaborazione tra parti sociali: Il ruolo delle associazioni di categoria e dei sindacati sarà cruciale per garantire che le nuove norme siano applicate in modo equo, evitando eventuali abusi.
Il DDL Lavoro rappresenta un passo avanti verso una maggiore flessibilità e modernizzazione delle relazioni lavorative. Tuttavia, il successo di queste riforme dipenderà dall’impegno di tutti gli attori coinvolti nel garantire che le misure introdotte siano applicate in modo efficace e responsabile. Solo così sarà possibile realizzare un mercato del lavoro più inclusivo, dinamico e competitivo.

IL SISTEMA PREVIDENZIALE DEI PROFESSIONISTI TRA VARIE MODIFICHE PER UNA NUOVA PIANIFICAZIONE PENSIONISTICA

La riforma del sistema previdenziale degli avvocati, prevista per il 2025, introduce numerose modifiche che incidono profondamente sulla pianificazione pensionistica della categoria. Vediamo i punti principali e il loro impatto.
1.⁠ ⁠Sistema di calcolo e categorie di iscritti
La riforma distingue tra:
• Vecchi iscritti (con anzianità contributiva al 31 dicembre 2024): avranno una pensione mista, con una parte calcolata con il sistema retributivo (fino al 2024) e una con il contributivo (dal 2025).
• Nuovi iscritti (dal 1° gennaio 2025): la pensione sarà interamente contributiva. Questo passaggio al sistema contributivo comporta, a parità di contributi, una riduzione del 25% dell’importo pensionistico rispetto al sistema retributivo.
2.⁠ ⁠Incremento delle aliquote contributive
L’aliquota del contributo soggettivo salirà progressivamente dal 15% al 18% entro il 2027. Contestualmente, il tetto reddituale, fissato a 130.000€ nel 2025, sarà rivalutato annualmente in base all’inflazione.
3.⁠ ⁠Riduzione dei contributi minimi
Per sostenere i professionisti con redditi più bassi, i contributi minimi saranno ridotti dal 2025:
• Contributo minimo soggettivo: da 3.355€ a 2.750€.
• Contributo minimo integrativo: da 850€ a 350€.
Questi importi saranno rivalutati annualmente.
4.⁠ ⁠Requisiti per l’accesso alla pensione
• I vecchi iscritti manterranno le prestazioni attuali.
• Per i nuovi iscritti, le prestazioni saranno accorpate nella pensione unica di vecchiaia contributiva, accessibile a 70 anni (con almeno 5 anni di contributi) o anticipabile a 65 anni (con 35 anni di contributi e un importo pensionistico minimo).

5.⁠ ⁠Pensionati attivi e supplementi triennali
I pensionati che continuano a lavorare vedranno un aumento dell’aliquota di contribuzione dal 7,5% al 12%. Inoltre, saranno abolite le prestazioni contributive per i pensionati di vecchiaia, sostituite dai supplementi triennali calcolati con il metodo contributivo.
6.⁠ ⁠Contributo modulare
Il contributo modulare facoltativo potrà raggiungere il 20% del reddito (rispetto all’attuale 10%), permettendo agli avvocati di integrare il loro trattamento pensionistico.
7.⁠ ⁠Riduzione del trattamento minimo
Dal 2025 al 2029, l’importo del trattamento minimo sarà gradualmente ridotto dagli attuali 13.942€ a 10.250€.
8.⁠ ⁠Scadenze contributive
La scadenza per la prima rata in autoliquidazione è posticipata dal 31 luglio al 30 settembre, uniformandosi alla presentazione del Modello 5.
La riforma rappresenta un passo verso un sistema previdenziale sostenibile, ma comporta sacrifici per gli iscritti, come l’aumento dei contributi e la riduzione della pensione futura. Gli avvocati dovranno adottare strategie previdenziali più attente, utilizzando strumenti come il contributo modulare o fondi pensione integrativi per garantire un reddito adeguato in età avanzata.
Nonostante le difficoltà, una gestione oculata delle risorse finanziarie permetterà di affrontare queste sfide e di trasformarle in opportunità per costruire un futuro più solido e sicuro.

LE IMPRESE E L’OBBLIGO DI STIPULARE ASSICURAZIONI PER DANNI DERIVANTI DA CALAMITÀ NATURALI

L’obbligo per le aziende di stipulare un’assicurazione contro i danni da calamità naturali, come terremoti, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni, è stato prorogato al 31 marzo 2025. Le imprese devono prepararsi seguendo alcuni passi fondamentali per essere conformi alla normativa.
Innanzitutto, devono identificare i beni aziendali che rientrano nell’obbligo assicurativo. Si tratta di immobili, macchinari e attrezzature impiegati nell’attività imprenditoriale, come specificato dal codice civile. È necessario escludere quei beni che già beneficiano di una copertura assicurativa equivalente, anche se stipulata da soggetti terzi. Le aziende devono poi scegliere una polizza assicurativa che copra i rischi previsti dalla normativa, selezionando la soluzione più adatta alle loro necessità operative e patrimoniali. È utile valutare diverse offerte per garantire una copertura adeguata.

Prima di procedere, è importante verificare se l’azienda rientra tra le categorie escluse dall’obbligo. Le imprese agricole, ad esempio, seguono un regime separato basato sul Fondo mutualistico nazionale, mentre quelle con immobili irregolari dal punto di vista edilizio non possono stipulare tali polizze.
La scadenza del 31 marzo 2025 rappresenta il termine ultimo per adempiere a questo obbligo. Le imprese che non rispettano la normativa rischiano di perdere l’accesso a contributi, agevolazioni o sovvenzioni pubbliche, incluse quelle specifiche per la gestione di eventi catastrofici.
Infine, è essenziale conservare la documentazione relativa alla polizza stipulata, così da dimostrare la conformità alle autorità competenti. Questo processo non solo tutela il patrimonio aziendale dai rischi naturali, ma garantisce anche il mantenimento di opportunità di sostegno pubblico per il futuro.

NUOVA DECONTRIBUZIONE SUD: INCENTIVI PER IL LAVORO NEL MEZZOGIORNO

La Legge di Bilancio 2025 introduce un nuovo sgravio contributivo destinato alle imprese che operano nel Mezzogiorno, valido per il periodo 2025-2029. Questa misura sostituisce l’agevolazione contributiva prevista dalla Legge di Bilancio 2021 (Legge n. 178/2020) e mira a sostenere l’occupazione stabile nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna. Il beneficio consiste in un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL. Tale misura è destinata ai datori di lavoro privati, che assumono lavoratori a tempo indeterminato, escludendo però apprendistato e lavoro domestico. Lo sgravio si applica su base progressiva, con percentuali e massimali che diminuiscono nel corso degli anni, partendo da un massimo del 25% nel 2025 fino ad arrivare al 15% nel 2029.

Il provvedimento stabilisce rigidi requisiti di accesso. Non si applica al settore agricolo e a soggetti come enti pubblici economici, istituzioni benefiche e altre entità specifiche. Inoltre, richiede la regolarità contributiva attraverso il DURC, il rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro e l’adempimento degli obblighi di assunzione previsti dalla Legge n. 68/1999 per soggetti disabili. Gli incentivi non sono cumulabili con altre agevolazioni, come quelle destinate a settori strategici, giovani, donne e ZES. Per le micro, piccole e medie imprese lo sgravio è concesso in regime “de minimis”, mentre per le imprese più grandi è necessaria l’autorizzazione della Commissione Europea.

Questa misura mira a favorire l’occupazione stabile nel Mezzogiorno, incentivando le aziende a investire e riducendo il costo del lavoro. Tuttavia, presenta alcune criticità. La progressiva riduzione degli importi massimi potrebbe scoraggiare le imprese nel lungo termine, riducendo l’efficacia complessiva del provvedimento. Inoltre, i rigidi requisiti per l’accesso potrebbero limitare il numero di aziende idonee, specialmente in contesti dove già si riscontrano difficoltà nel rispetto delle normative sul lavoro. Da un punto di vista operativo, le imprese dovranno pianificare accuratamente per dimostrare l’incremento occupazionale richiesto, il che potrebbe risultare complesso per le aziende di medie dimensioni o in settori con elevata stagionalità.
Nonostante queste sfide, la Nuova Decontribuzione Sud rappresenta un passo importante verso il rilancio economico e occupazionale delle regioni meridionali. Il successo della misura dipenderà dalla capacità delle imprese di adattarsi ai requisiti e dalla collaborazione tra istituzioni e aziende per una corretta applicazione. Criticamente, sarebbe opportuno valutare l’effetto reale degli incentivi nel medio-lungo termine, monitorando sia i benefici in termini di occupazione che i costi amministrativi e normativi per le imprese.

LA PROROGA DEL CREDITO D’IMPOSTA PER LE ZES NEL 2025 E’ UN INTERVENTO STRATEGICO

La proroga del credito d’imposta per le Zone Economiche Speciali (ZES) nel 2025 rappresenta un intervento strategico mirato a sostenere le imprese agricole, forestali, della pesca e dell’acquacoltura operanti nelle aree del Mezzogiorno. La misura consente di agevolare investimenti effettuati tra il 1° gennaio e il 15 novembre 2025, supportando l’acquisto di macchinari, impianti, attrezzature e immobili strumentali, con una copertura fino al 50% delle spese ammissibili e un importo minimo di investimento fissato a 50.000 euro. Gli incentivi sono finalizzati anche a promuovere l’adozione di tecnologie innovative e sostenibili, come l’agricoltura di precisione, la gestione delle risorse idriche e l’uso di fonti rinnovabili.

Gli investimenti agevolati devono essere comunicati all’Agenzia delle entrate in due fasi: entro il 30 maggio 2025 per dichiarare le spese previste e entro il 2 dicembre 2025 per le spese effettivamente sostenute. La misura è destinata a rafforzare il tessuto produttivo locale, creare nuovi posti di lavoro qualificati e incentivare pratiche agricole più sostenibili, ma presenta anche criticità. Le tempistiche di comunicazione e la necessità di utilizzare un software dedicato possono rappresentare ostacoli per le piccole imprese, che spesso non dispongono di risorse tecniche o amministrative sufficienti. Inoltre, l’esclusione delle imprese attive nella trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli limita il potenziale impatto sull’intera filiera agroalimentare.

La capacità delle imprese di beneficiare del credito d’imposta dipende anche dalle difficoltà strutturali del settore agricolo, come l’accesso limitato al credito e la stagionalità dei ricavi. Le banche, spesso restie a finanziare le imprese agricole, potrebbero rappresentare un ulteriore ostacolo all’utilizzo delle agevolazioni. Nonostante ciò, l’introduzione di incentivi diretti nelle ZES rappresenta un’opportunità concreta per le imprese di migliorare la propria competitività, non solo a livello nazionale ma anche sui mercati internazionali. Tuttavia, è fondamentale garantire un adeguato supporto alle aziende, semplificando le procedure e offrendo assistenza tecnica per l’accesso al beneficio.

La misura avrà un impatto positivo anche sul piano sociale e ambientale. La creazione di nuovi posti di lavoro e il rafforzamento delle economie locali contribuiranno a ridurre le disuguaglianze territoriali, mentre l’adozione di tecnologie sostenibili favorirà la transizione ecologica del settore agricolo. Per massimizzare l’efficacia del credito d’imposta, è necessario affrontare alcune sfide operative. Tra queste, la necessità di rendere più accessibili gli incentivi, ampliare il perimetro dei beneficiari e creare sinergie con istituti bancari per facilitare l’accesso a finanziamenti ponte.
La proroga del credito d’imposta per le ZES è un segnale positivo per il settore agricolo, ma richiede interventi complementari per garantire che le imprese possano sfruttare appieno le opportunità offerte. Accompagnare il comparto agricolo nel processo di innovazione e sostenibilità è essenziale per costruire un futuro più competitivo, prospero e rispettoso dell’ambiente.

PARTE CON IL NUOVO ANNO IL BONUS ELETTRODOMESTICI CON LO SCOPO DI INCENTIVARE GLI ACQUISTI

Il Bonus Elettrodomestici 2025 è un’iniziativa della manovra economica volta a incentivare l’acquisto di grandi elettrodomestici di elevata efficienza energetica prodotti in Europa, con contestuale sostituzione di apparecchi meno performanti. Questo strumento si propone di coniugare la tutela ambientale con il sostegno economico alle famiglie e il rilancio dell’industria europea.
Il bonus prevede un contributo fino al 30% del costo d’acquisto, con un limite massimo di 100 euro per elettrodomestico, incrementato a 200 euro per famiglie con un ISEE inferiore a 25.000 euro. Ciascun nucleo familiare può accedere all’incentivo per un solo elettrodomestico. La misura, valida per il 2025, mira a ridurre i consumi energetici e a incentivare la produzione interna, sostenendo al contempo le famiglie in un contesto economico complesso.
L’obiettivo principale è alleviare il peso economico dell’acquisto di elettrodomestici di fascia alta, con un supporto maggiore per le famiglie a basso reddito, riducendo al contempo i consumi energetici e le emissioni di CO₂ attraverso la sostituzione di apparecchi meno performanti.

La misura tutela promuove l’industria europea, rafforzando il mercato interno e creando opportunità per i produttori locali. Favorisce un modello di consumo più sostenibile, coerente con la transizione ecologica e il Green Deal europeo, garantendo equità sociale e aumentando la capacità di spesa delle famiglie più vulnerabili.
Nonostante le sue potenzialità, la possibilità di richiedere il bonus per un solo elettrodomestico per nucleo familiare potrebbe ridurne l’impatto, soprattutto per chi ha esigenze più ampie. La dotazione iniziale di 50 milioni di euro potrebbe non essere sufficiente a soddisfare la domanda prevista, e la necessità di un decreto attuativo potrebbe ritardare l’accesso ai fondi. Inoltre, il vincolo geografico sui prodotti realizzati in Europa potrebbe restringere la scelta dei consumatori, influendo sui prezzi. Il successo della misura dipenderà dalla definizione tempestiva dei criteri operativi e dalla capacità di adattare i fondi alla domanda effettiva.
Il beneficio atteso include un risparmio diretto per le famiglie sul costo degli elettrodomestici e uno indiretto sui consumi energetici, mentre l’industria europea potrebbe vedere un incremento della domanda per prodotti efficienti. A livello ambientale, si prevede una riduzione dell’impronta energetica del settore residenziale. Il decreto attuativo, previsto entro 60 giorni, definirà in dettaglio le modalità di erogazione e le condizioni di accesso, consentendo l’operatività del bonus. La misura rappresenta un passo significativo verso un modello di sviluppo più sostenibile e inclusivo, bilanciando obiettivi economici, ambientali e sociali.

CONSULENTI DEL LAVORO E NOVITÀ SUL NUOVO DISEGNO DI LEGGE IN MERITO AI RAPPORTI LAVORATIVI

La circolare n. 8 del 2024 della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro analizza le novità introdotte dal recente disegno di legge in materia di cessazione del rapporto lavorativo per comportamenti taciti. La normativa si concentra sui casi in cui un dipendente si assenti ingiustificatamente dal lavoro per un periodo prolungato, superando i limiti stabiliti dal contratto collettivo nazionale o, in assenza di tali previsioni, oltre quindici giorni consecutivi. In queste circostanze, l’azienda ha l’obbligo di notificare formalmente la situazione alla sede territoriale dell’Ispettorato competente, utilizzando strumenti digitali come la posta certificata, e di procedere alla risoluzione del contratto per volontà implicita del lavoratore. Questo strumento mira a prevenire abusi del sistema delle dimissioni obbligatorie, spesso utilizzato in modo improprio per accedere a prestazioni come la NASpI, pur in presenza di comportamenti che non dimostrano una chiara intenzione di abbandonare il posto.

Secondo la Fondazione, la norma pone l’accento sulla necessità di valutare con obiettività la condotta del dipendente, considerando solo atteggiamenti che non lascino dubbi sulla volontà di interrompere la collaborazione. Sebbene la verifica dell’Ispettorato non sia obbligatoria, la circolare evidenzia l’importanza di stabilire criteri omogenei e linee guida operative per individuare i casi più significativi e agevolare la gestione delle segnalazioni. Un punto critico riguarda l’assenza di indicazioni sui tempi entro cui l’Ispettorato debba intervenire, elemento che potrebbe generare incertezza tanto per il datore di lavoro quanto per il dipendente. Parallelamente, si evidenzia l’urgenza di prevedere procedure che garantiscano al lavoratore la possibilità di giustificare eventuali assenze dovute a circostanze imprevedibili o a responsabilità dell’azienda stessa.

L’invio della comunicazione all’Ispettorato consente all’azienda di considerare chiuso il rapporto lavorativo senza attendere un pronunciamento specifico, purché il riferimento normativo sia chiaramente indicato. La Fondazione raccomanda l’elaborazione di modelli di notifica standardizzati e di un processo di valutazione rapido e trasparente. Anche se il provvedimento rappresenta un passo avanti per arginare comportamenti scorretti, restano aperte alcune questioni operative che necessitano di chiarimenti.

Un ulteriore aspetto da considerare riguarda la frammentazione introdotta dai contratti collettivi nazionali, che non sempre forniscono una disciplina omogenea per affrontare le assenze ingiustificate. La differenziazione tra i vari CCNL rende complessa l’applicazione uniforme della norma, creando potenziali disparità tra settori e lavoratori. Alcuni contratti collettivi prevedono termini precisi e dettagliati per gestire tali situazioni, mentre altri risultano vaghi o non contemplano affatto casistiche di questo tipo, lasciando al datore di lavoro ampi margini di discrezionalità. Questa variabilità non aiuta a garantire chiarezza procedurale né tutela uniforme per le parti coinvolte, aumentando il rischio di contenziosi e interpretazioni contrastanti. Sarebbe auspicabile un intervento normativo o regolamentare che definisca criteri minimi standard validi per tutti i rapporti di lavoro, riducendo così le incertezze legate alla diversità dei contratti collettivi e assicurando un’applicazione più equa della disciplina delle dimissioni per fatti concludenti.

OBBLIGATORIO IL CIN PER TUTTE LE STRUTTURE TURISTICHE-RICETTIVE, PER GLI ALBERGHI E LOCAZIONI BREVI

Dal 12 dicembre 2024, il Codice Identificativo Nazionale (CIN) diventa obbligatorio per tutte le strutture turistico-ricettive, incluse quelle alberghiere, extra-alberghiere e per le locazioni brevi, a partire dal 1° gennaio 2025. Il CIN dovrà essere richiesto attraverso la piattaforma BDSR del Ministero del Turismo utilizzando SPID o CIE e dovrà essere esposto obbligatoriamente all’esterno della struttura e negli annunci. Per le strutture che hanno segnalato “struttura non trovata” e per cui siano trascorsi almeno 30 giorni dalla richiesta, sarà possibile ottenere il rilascio automatico del codice accedendo alla piattaforma.
Il termine originario per la richiesta del CIN, fissato al 2 novembre 2024, è stato prorogato al 1° gennaio 2025. La normativa interessa anche le locazioni brevi, ossia contratti di locazione a uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni, incluse sublocazioni e locazioni di singole stanze, anche con servizi accessori come biancheria, pulizia o Wi-Fi. Per la cedolare secca, dal 2024 si applica un’aliquota del 26% per più unità immobiliari, ridotta al 21% se l’opzione riguarda una sola unità per ciascun periodo d’imposta.
Gli intermediari immobiliari devono comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai contratti conclusi entro il 30 giugno dell’anno successivo e trattenere una ritenuta del 21% sul canone, effettuando il relativo versamento. Dal 2 gennaio 2025, saranno previste sanzioni per la mancata richiesta del CIN, che variano da 800 a 8.000 euro, e per la mancata esposizione del codice, con multe da 500 a 5.000 euro.