Nel 2024, l’Italia ha raggiunto un nuovo record negativo di nascite, soprattutto nel Sud. Si richiedono riforme e un welfare più forte per sostenere la maternità.
Secondo i dati pubblicati da ISTAT nel rapporto 2024, l’Italia ha registrato un nuovo record negativo di nascite. Una tendenza preoccupante che non solo conferma un calo costante negli ultimi anni, ma che si riflette anche nella media europea, anch’essa in discesa.
A colpire maggiormente è la situazione del Sud Italia, dove il tasso di natalità ha subito una contrazione più marcata, con la Basilicata in cima alla classifica delle regioni con il calo più pronunciato. Al contrario, alcune aree del Nord Italia registrano segnali percentuali positivi, mostrando una maggiore resilienza demografica.
Questo fenomeno pone interrogativi profondi sulle condizioni economiche, sociali e culturali che scoraggiano le giovani coppie a mettere su famiglia. In questo contesto, il ruolo delle parti sociali diventa cruciale.

Come organizzazione datoriale e parte attiva nella contrattazione collettiva nazionale, la Co.N.A.P.I. ha da sempre mostrato grande attenzione e rispetto per la condizione femminile nel mondo del lavoro. Nel tempo, ha sostenuto e concordato tutte le forme di tutela possibili per agevolare la donna, soprattutto nel periodo delicato della maternità.
Tuttavia, è evidente che quanto è stato fatto finora non basta. È necessario un passo ulteriore e decisivo: servono norme più moderne e concrete, in grado di supportare realmente la donna madre, anche attraverso strumenti economici che rendano l’esperienza della genitorialità accessibile a tutti, e non un privilegio riservato alle fasce economicamente più agiate.

Un welfare più incisivo per una maternità libera e consapevole
Occorre rafforzare il welfare statale, affinché la maternità possa essere vissuta non come un sacrificio o un ostacolo, ma come un diritto da poter esercitare con serenità e dignità. Tuttavia, anche questo non sarà sufficiente se non si attiva un cambiamento più profondo nella società.
Scuola, mondo civile e istituzioni religiose devono contribuire a promuovere una cultura della famiglia che metta al centro il valore della prole, della cura e della trasmissione della vita. Solo così si potrà invertire la rotta di questa tendenza pericolosa, che rischia di condurre nel tempo alla perdita di valori, cultura e – soprattutto – identità.